La “Politica Economica” – con i suoi strumenti, caratteristiche, vincoli e obiettivi – è più che mai al centro del dibattito accademico e politico, soprattutto dopo oltre un decennio dallo scoppio della crisi finanziaria negli Stati Uniti che ha portato alla Grande Recessione e, nell’Eurozona, anche a causa di errori di policy e inadeguatezze di governance, alla crisi dei debiti sovrani, ad una seconda recessione e ad una crescente divergenza fra i paesi membri, anche nella successiva fase di ripresa. Il declino dell’economia italiana è antecedente e più preoccupante di quello medio europeo, ma la sua performance non si può comprendere senza approfondire attentamente il contesto di regole e istituzioni europee. A sua volta, il declino relativo del vecchio continente va valutato nel nuovo scenario globale caratterizzato da un ruolo crescente delle economie emergenti (la Cina in primis); in tale contesto la stessa globalizzazione è peraltro oggetto di ripensamenti in molti paesi. Questa seconda edizione (aggiornata ed ampliata) del libro, pur prendendo le mosse dai modelli economici di base e dalle teorie macroeconomiche sviluppate dalle principali scuole di pensiero, mantiene al minimo necessario la formalizzazione matematica e dedica invece la maggior parte dei capitoli all’illustrazione e discussione dei problemi economici concreti, afferenti all’economia mondiale, a quella europea ed infine a quella italiana; a tal fine si fa un uso ampio di tabelle e grafici per presentare evidenze empiriche aggiornate. Le politiche economiche – nel “nuovo scenario europeo e globale” – sono presentate e discusse, anche con riferimento alle decisioni più recenti (fino ad includere, ad esempio, la fine del “quantitative easing” europeo, la fase finale della trattativa sulla Brexit e lo sviluppo delle politiche protezionistiche del Presidente Trump). Nel caso delle politiche europee non poteva mancare una valutazione dei limiti dell’attuale assetto istituzionale e delle politiche d’austerità, nonché una discussione delle prospettive di riforma necessarie per completare l’unione monetaria ed evitare così il rischio di un’eventuale disgregazione dell’Eurozona.
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